Reddito di cittadinanza: Programma di contrasto alla povertà e di attivazione nel mercato del lavoro

Di Pasquale Tridico

Fonte: https://www.ilblogdellestelle.it/2019/01/il-reddito-di-cittadinanza-un-programma-di-contrasto-alla-poverta-e-di-attivazione-nel-mercato-del-lavoro.html

Quando finalmente finirà la polemica sterile contro il Reddito di cittadinanza, quella che tira fuori solo problemi inerenti l’elusione, i furbi, gli scansafatiche, fino ad arrivare al “divano”, e alle “vacanze” dei poveri, e quando si comincerà a leggere e conoscere nella sua interezza il provvedimento che introduce il Reddito di cittadinanza, come misura di reddito minimo in Italia, di contrasto alla povertà e di riattivazione verso il mercato del lavoro, allora, penso, necessariamente si apprezzerà l’intero provvedimento, la finalità degli obiettivi, i mezzi attraverso i quali agisce e le risorse che mobilita.
L’esigenza di uno strumento di reddito minimo in Italia, come il Reddito di cittadinanza, trova una pluralità di giustificazioni teoriche, economiche, giuridiche e morali. Dall’inizio del secolo scorso economisti come James Meade, Oskar Lange, ma anche Karl Polanyi e più recentemente Amartya Sen, solo per citarne alcuni, sostengono la necessità economica e sociale di uno strumento di sostegno al reddito universale, nelle diverse varietà di sussidio sociale, di reddito garantito, di dividendo sociale, di reddito minimo o di reddito universale. Anche economisti considerati in qualche modo conservatori come von Hayek o Milton Friedman sostengono tale necessità.

Non è tutto: la costituzione Italiana, almeno in 2 articoli fondamentali, l’articolo 3 e l’articolo 38, ritiene necessario l’intervento dello Stato nel rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini (art 3), e stabiliscono il diritto al mantenimento e all’assistenza sociale dei poveri, degli indigenti e dei disoccupati (art 38).
E ancora, il più recente Pilastro Sociale dell’UE, all’art 14, stabilisce chiaramente il diritto al reddito minimo per garantire una vita dignitosa e allo stesso tempo ritiene utile combinare tale reddito minimo con incentivi alla integrazione nel mercato del lavoro. Due obiettivi ed uno strumento, appunto, come il Reddito di cittadinanza.
Ci sono infine diversi leader religiosi nel mondo come Papa Francesco, che considerano tali strumenti, e il welfare in generale, un mezzo per lo sviluppo umano, e non un costo.
Ma se tutto questo non convince ancora i più scettici, allora c’è l’evidenza empirica, che evidenzia come in periodi di crisi, come quella che ha colpito gran parte d’Europa dal 2009 in poi, strumenti come il reddito minimo non solo sono utili per evitare l’esplosione della povertà, come avvenuto in Italia, ma sono necessari per stabilizzare, o almeno compensare in modo quasi automatico, il ciclo negativo, sostenere i consumi, la domanda aggregata e quindi l’economia, evitando così una spirale recessiva o quantomeno attutendola.

Quando la critica al reddito di cittadinanza diventa meno aggressiva, si tirano fuori argomenti del tipo: “si poteva rinforzare il Rei”. Anche in questo caso la critica non trova fondamento, poiché non solo si è “rinforzato” il Rei in modo oggettivo ed evidente in termini di beneficiari, platee e risorse, passando da un contributo individuale massimo di 187 a 780 euro e da una platea potenziale di 1 milione ad una di quasi 5 milioni di persone, e da un fondo di poco più di 2 miliardi complessivi a poco più di 8 miliardi complessivi. Ma si è anche “rinforzato” il Rei nella parte che riguarda il “cuore” di quel provvedimento, ovvero il contrasto alla povertà, la rete dei servizi sociali attraverso i comuni e l’inclusione sociale. Infatti, per questo obiettivo le risorse aumentano notevolmente, di circa 130 milioni nel 2019 passando a circa 347 milioni, raggiungono 587 milioni nel 2020 e triplicano nel 2021 passando a 615 milioni di euro. Una dotazione di risorse mai vista prima per l’obiettivo della lotta alla povertà. Una vera rivoluzione, e per conoscerne bene la portata basterebbe chiedere alla Caritas o alla Alleanza contro la Povertà che negli anni scorsi non hanno mai visto tante risorse. Tutto questo fa parte del cosiddetto Patto per l’inclusione sociale, per quelli più distanti dal mercato del lavoro, con particolari disagi sociali e non proprio pronti a lavorare. I beneficiari di Reddito di cittadinanza che stipulano il Patto di inclusione sociale presso i Comuni e i Servizi sociali avranno condizionalità e obblighi diversi, prevalentemente di tipo sociale, rispetto a coloro che stipulano il Patto per il Lavoro, come succede in tutti i paesi europei. Perché la povertà non dipende solo dalla mancanza di lavoro. Perché la povertà è un problema multidimensionale. E l’obiettivo è fare in modo che il Patto di inclusione sociale sia in qualche modo “propedeutico” rispetto al Patto per il Lavoro. Anche rispetto a questo obiettivo, di più diretto contrasto alla povertà, dovrà essere valutato il Reddito di cittadinanza.

Infine, oltre a “rinforzare” il Rei in lungo e in largo, si è aggiunto un altro fondamentale pilastro, che potremmo definire “lavorista”, di riattivazione verso il mercato del lavoro, seguendo alla lettera l’art. 14 del Pilastro Sociale dell’Ue citato sopra, e costruendo un reddito minimo che possa garantire una vita dignitosa combinato con incentivi alla integrazione nel mercato del lavoro. Anche in questo caso, la critica al pilastro “lavorista” è priva di fondamento. I centri per l’impiego (Cpi) non sono pronti, si dice, le politiche attive sono inesistenti o quasi, e via discorrendo. Vero. Ma proprio per questo è giusto partire al più presto possibile, e questa è una occasione d’oro. Del resto la finalità di contrasto alla povertà e sostegno al reddito rimane soddisfatta anche durante la costruzione e il potenziamento dei Cpi, da cui quella finalità è indipendente, e con cui la riforma dei Cpi non è in conflitto. Come per il contrasto alla povertà e la rete ad essa connessa, anche i Cpi, le regioni e tutti i servizi ad essi collegati, non hanno mai visto tante risorse: 120 milioni nel 2019 e 160 milioni dal 2020 per 4000 nuove assunzioni presso i Cpi. 200 milioni per l’assunzione di 6000 navigator nel 2019, 250 milioni per il 2020 e 50 milioni per il 2021, attraverso Anpal servizi Spa. Quindi una dotazione di 10 mila nuovi operatori per i servizi dell’impiego pubblici che si aggiungono ai circa 8000 esistenti. A ciò si aggiunge una ulteriore dotazione di 480 milioni nel 2019 e di 420 milioni nel 2020 per strutture e infrastrutture fisiche e tecnologiche presso i Cpi e le regioni che in questo hanno competenza. Sono inoltre compresi fondi per la stabilizzazione degli attuali precari dell’Anpal, per nuove assunzioni in Inps, per i Caf, e per i sistemi informativi unitari, ovvero le piattaforme tecnologiche su cui poggia l’intero programma. Inoltre, la differenza tra il Fondo per il Reddito di cittadinanza, cioè 8,32 miliardi a regime dal 2021, e l’erogazione del beneficio, pari a regime a 7,21 miliardi, è di oltre 1 miliardo di risorse per il mantenimento di tutta la struttura dei CPI, di Anpal, e di tutti i soggetti coinvolti (Inps, Caf, Comuni, Enti di formazione, Enti accreditati, sistemi informativi, piattaforme, ecc).

Il programma del Reddito di cittadinanza ha una architettura complessa, studiata sulla scia dei migliori esempi europei di reddito minimo, e prevede formazione e condizionalità, oltre che un vasto programma di incentivi alle imprese e agli enti di formazione accreditati. Questa parte del programma del Reddito di cittadinanza identifica un approccio molto orientato verso le politiche attive e il reinserimento nel mercato del lavoro dei beneficiari. All’interno del Patto per il Lavoro che il beneficiario di Reddito di cittadinanza stipula presso i Cpi o gli enti accreditati quali le Agenzie del Lavoro (ApL) si identifica un percorso di riattivazione del beneficiario e può includere anche un Patto per la Formazione con il quale l’impresa si impegna a fornire formazione al beneficiario. Il programma prevede incentivi per le imprese che assumono il beneficiario a tempo pieno e indeterminato, e non lo licenziano senza giusta causa o giustificato motivo, pena la restituzione dell’incentivo. Le imprese che assumono un beneficiario nei primi 18 mesi di fruizione del beneficio ottengono un incentivo sotto forma di esonero contributivo, nel limite dell’importo mensile percepito dal beneficiario, ed entro un massimo di 780 euro, e per un valore totale massimo pari alla differenza tra 18 mesi e i mesi usufruiti. Il contributo non può comunque essere inferiore a 5 mensilità. In caso di rinnovo del Reddito di cittadinanza, l’incentivo per le imprese è concesso nella misura fissa di 5 mensilità.

Gli enti di formazione accreditati possono stipulare presso i Cpi e presso le ApL un Patto di formazione, finalizzato allo svolgimento di un percorso professionale, alla fine del quale se il beneficiario ottiene un lavoro coerente con il profilo formativo sarà riconosciuto all’ente di formazione un esonero contributivo, nel limite della metà dell’importo mensile del Reddito di cittadinanza percepito dal lavoratore all’atto dell’assunzione, entro un massimo di 390 euro e per un valore totale pari alla differenza tra 18 mesi e i mesi già usufruiti. L’altra metà, nel limite di 390 euro, va all’impresa che assume il lavoratore. Il contributo non può comunque essere inferiore a 6 mensilità (3 per l’ente di formazione e 3 per l’impresa). Qui c’è chiaramente un incentivo di mercato agli enti di formazione che saranno spinti ad organizzare e ad inserire singoli o gruppi di beneficiari di reddito di cittadinanza all’interno di corsi di formazione attraenti, che diano reali sbocchi di lavoro, perché solo a conclusione di essi, ed in caso di successo cioè assunzione da parte dell’impresa, l’ente di formazione riceverà l’incentivo. Saranno quindi spinti ad organizzare corsi di formazione per posizioni per cui esistono vacancy, perché i loro incentivi dipendono dall’assunzione, piuttosto che da opachi finanziamenti regionali a pioggia. Inoltre questi incentivi spingono imprese e enti di formazione a stipulare il Patto di formazione e ad assumere al più presto un beneficiario, per ottenere un beneficio più cospicuo.

Chiaramente questi incentivi non sono addizionalirispetto alle risorse stanziate per il fondo del Reddito di cittadinanza, ma anzi sono costruiti attraverso un meccanismo che prevede il trasferimento all’impresa solo in caso in cui il beneficiario sia assunto stabilmente e quindi non abbia più bisogno di Reddito di cittadinanza. Nel programma sono previsti anche incentivi per l’imprenditorialità e il self-employment: nel caso in cui il beneficiario avvia un’attività di lavoro autonomo o costituisce un’impresa individuale o una società cooperativa entro i primi dodici mesi di fruizione della misura è previsto il riconoscimento di un incentivo pari a 6 mensilità del Reddito di cittadinanza, nel limite di 780 euro mensili. La combinazione tra l’impossibilità di rifiutare più di 3 offerte di lavoro congrue, a scalare su 100 km, 250 km e tutto il territorio nazionale, insieme ai forti incentivi all’inserimento lavorativo, permette di affermare, ragionevolmente, che sebbene il Reddito di cittadinanza sia un reddito minimo strutturale, per sempre, per un singolo beneficiario potrebbe durare massimo due cicli. All’interno di questo contesto è allora ragionevole suppore, che sia possibile, la riattivazione di circa un milione di nuovi lavoratori in 2-3 anni, in condizioni economiche generali normali, cioè non di stagnazione o recessione.

Veniamo inoltre al cosiddetto doppio bonus per le imprese. Nel caso in cui il datore di lavoro abbia esaurito gli esoneri contributivi in forza degli sgravi previsti nella scorsa legge di bilancio per le imprese nel Sud che assumono nel 2019 e 2020 giovani sotto i 35 anni o disoccupati da oltre 6 mesi over 35 anni, gli incentivi contributivi previsti nel Reddito di cittadinanza si trasformano in credito di imposta. In questo caso, sebbene l’impresa abbia ampia libertà e flessibilità di poter usare il credito d’imposta come crede, sarebbe molto coerente con l’impianto del programma, e più efficace per l’impresa stessa, usare il credito di imposta per la formazione dei neoassunti attraverso il reddito di cittadinanza.

Conclude questa batteria di incentivi all’inserimento nel mercato del lavoro un altro strumento: l’assegno di ricollocazione (AdR). Esso ha la finalità di aiutare la persona disoccupata beneficiaria del reddito di cittadinanza a migliorare le possibilità di ricollocarsi nel mondo del lavoro. Si tratta di una somma di denaro che può variare tra 250 e 5.000 euro, a secondo della difficolta del soggetto beneficiario, e può essere considerata una “dote” per il lavoratore. Può essere spesa presso enti accreditati e centri per l’impiego, e permette di ricevere un servizio di assistenza intensiva alla ricerca di occupazione da parte di un centro per l’impiego o di un ente accreditato ai servizi per il lavoro. La dote è effettivamente incassata da ApL o Cpisolo nel momento in cui il lavoratore viene allocato sul mercato.

La logica di fondo alla base di questa batteria di incentivi, è la riattivazione nel mercato del lavoro di un gran numero di inattivi. Inoltre, rafforzare lo Stato sociale, attraverso uno strumento cardine di welfare quale il reddito minimo, pone un freno ad una tendenza di riduzione dello stato sociale e di salario indiretto che negli ultimi tre decenni ha costituito, insieme alla flessibilizzazione del mercato del lavoro, una costante della politica economica italiana, che ha favorito il declino della quota salario sul Pil, e la perdita di potere contrattuale da parte dei lavoratori, con inevitabile stagnazione dei salari. In questo senso, il Reddito di cittadinanza, la più grande politica sociale degli ultimi 30 anni almeno, può rappresentare anche la spinta iniziale di una pressione verso l’alto dei salari, e il riposizionamento, per l’Italia, su una frontiera produttività più elevata, caratterizzata da investimenti ad alta intensità di capitale, piuttosto che investimenti che sfruttano maggiormente il lavoro a basso costo.

Più in generale, possiamo dire che l’impatto macroeconomico del Reddito di cittadinanza può essere di notevole importanza, sia sull’efficienza del mercato del lavoro, in termini di aumento di occupazione e produttività, da realizzarsi con il miglioramento dei Cpi, la riqualificazione formativa dei lavoratori, e la batteria di incentivi inseriti, sia su alcuni aspetti macroeconomici che riguardano il moltiplicatore dei consumi, l’output gap e il recupero di spazio fiscale nel bilancio. Da una parte l’attuazione del Reddito di cittadinanza associata al potenziamento dei Cpi costituisce una vera e propria riforma strutturale del mercato del lavoro, nella misura in cui può aiutare a reimpiegare parte di quegli oltre tre milioni di scoraggiati (secondo i dati dell’ISTAT 2018) che da anni non cercano più attivamente lavoro, tra cui moltissimi giovani NEET. L’afflusso degli scoraggiati presso i Cpi permetterebbe di rivedere al rialzo il tasso di partecipazione alla forza lavoro, che nella metodologia europea contribuisce alla crescita del Pil potenziale. Si aprirebbe così uno spazio fiscale aggiuntivo che può essere utilizzato per aumentare l’occupazione evitando di far crescere in percentuale il deficit strutturale a livelli passibili di sanzioni comunitari. Dall’altra parte, le finalità sociali, di contrasto alla povertà e di sostegno al reddito sono necessari, in una economia avanzata come la nostra, per garantire la stabilità sociale e una maggiore coesione, soprattutto in periodi di dinamica lenta del Pil come quella che sembra profilarsi per via di una congiuntura internazionale sfavorevole. In questi periodi, azionare la leva anticiclica della politica economica, addirittura in anticipo, potrebbe rivelarsi fondamentale per garantire la stabilità dei consumi e della domanda aggregata, con la soddisfazione che per una volta almeno si potrà dire che si è iniziato dagli ultimi.

Il #RedditoDiCittadinanza è realtà e dobbiamo essere orgogliosi!

Dicevano che non si poteva fare, che una cosa del genere in Italia era impossibile. Nulla è impossibile se c’è la volontà. L’abbiamo dimostrato!

Si tratta di una legge giusta, che cambierà il modo di vedere il lavoro nel nostro Paese così come cambierà la vita di 5 milioni di persone e aiuterà anche le aziende con sgravi molto vantaggiosi.

Adesso, dobbiamo raccontarla a tutti.

Tutti devono conoscere la nuova Italia nella quale vivono.

P.s. Le “coperture” c’erano 😉

Il Reddito di Cittadinanza partirà. Ecco come funziona veramente


di MoVimento 5 Stelle

Il solito sistema non vuole accettare in nessun modo che il Governo del Cambiamento abbia finalmente messo nero su bianco la Manovra del Popolo e quindi tenta in ogni modo di screditare il nostro lavoro, generando confusione e allarmismo. Lo ripetiamo ancora una volta: sul Reddito di Cittadinanza, sul taglio alle pensioni d’oro, sulla quota 100 e tutte le altre misure della Manovra il Movimento 5 Stelle non arretra di un millimetro. 

Nella Manovra del Popolo abbiamo stanziato 9 miliardi per il Reddito di Cittadinanza e 7 miliardi per superare la Fornero con Quota 100, e i dettagli di attuazione delle misure saranno inseriti in appositi decreti collegati. Eppure da settimane si susseguono dichiarazioni e articoli di giornale che vogliono far sembrare impossibile il Reddito di Cittadinanza, come l’articolo firmato da Federico Fubini sul Corriere della Sera, in cui si dice addirittura che sarebbero necessari oltre 50 miliardi per finanziarlo, cioè varie volte più delle risorse che abbiamo stanziato. Peccato che Fubini faccia calcoli in base alla sua idea di Reddito di Cittadinanza, che non c’entra nulla con quella vera!

Il Reddito di Cittadinanza partirà nei primi tre mesi del prossimo anno. La platea dei beneficiari coinvolge 4,5 milioni di persone, e non è individuata in base alle dichiarazioni dei redditi – come lascia intendere Fubini – bensì in base all’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee). L’Isee è un indice che serve a misurare la situazione economica delle famiglie e considera non soltanto il reddito, ma anche il patrimonio mobiliare e immobiliare e la composizione dei nuclei familiari. 

Fubini dovrebbe sapere che i redditi del Dipartimento delle Finanze sono calcolati secondo le dichiarazioni dei redditi individuali, mentre l’Isee è calibrato sul nucleo familiare.
Facciamo un esempio. Se all’interno di una famiglia la moglie dichiara un reddito di 1000 euro all’anno e il marito dichiara 100.000, la moglie non riceve alcuna integrazione perché, nonostante il suo reddito individuale, l’Isee – che è familiare – è sicuramente sopra la soglia di 9.360 annui.

L’assegno massimo a cui un singolo beneficiario ha diritto è pari a 780 euro al mese per un single che vive in affitto, mentre sarà minore per chi è proprietario di una casa. All’aumentare dei componenti del nucleo familiare, aumenterà anche l’assegno previsto dal Reddito di Cittadinanza. Come abbiamo sempre detto, la misura funziona ad integrazione del reddito percepito: se una persona singola, ad esempio, ha dei lavori part-time e guadagna 400 euro al mese, ne può ottenere fino a 380. Chi farà il furbo e mentirà per ottenere il Reddito di Cittadinanza rischia fino a sei anni di galera, ma i cittadini onesti avranno la possibilità di tornare a essere protagonisti, grazie a un percorso di formazione e riqualificazione professionale.

Il Reddito di Cittadinanza, poi, sarà destinato a tutta Italia in maniera uniforme, da Nord a Sud: il 47% degli aventi diritto si trova al Centro-Nord.

Mentre i governi precedenti promettevano soldi per affrontare povertà e disoccupazione ma poi stanziavano spiccioli insufficienti, per la prima volta il Movimento 5 Stelle stanzia risorse che coprono realmente tutta la platea degli aventi diritto al Reddito di Cittadinanza, e potrebbero persino garantire alcuni risparmi alla fine di ogni anno. 

Per il Movimento 5 Stelle nessuno deve restare indietro ed è grazie alla Manovra del Popolo che questo sarà possibile. Abbiamo detto basta ad uno Stato ingiusto, che ha garantito privilegi odiosi come le pensioni d’oro e ha lasciato i cittadini soli di fronte a quelle difficoltà della vita che possono colpire chiunque: giovani e meno giovani, al Nord come al Sud, lavoratori e imprenditori. Da ora in poi lo Stato prende per mano i cittadini e garantisce a tutti un’opportunità per crescere e riprendere in mano il futuro. Anche questo è Cambiamento!

Fonte: https://www.ilblogdellestelle.it/2018/11/il_reddito_di_cittadinanza_partira_ecco_come_funziona_veramente.html

Dalla Francia a Chicago, l’importanza di introdurre il reddito di cittadinanza

Dopo la decisione della Francia, di istituire un Reddito di Cittadinanza per sostenere i cittadini più deboli e permettere loro di essere reinseriti nel mondo del lavoro, ora arriva anche l’annuncio di Rahm Emanuel, sindaco di Chicago, che sembra essere intenzionato a introdurre addirittura forme di sostegno universali e incondizionate per i propri cittadini. Un reddito universale per il popolo, insomma: 500 dollari ogni mese a 1.000 famiglie, senza condizioni.

Garantire una vita dignitosa a tutti, sostenere i cittadini in difficolta e permettergli di rientrare nel mondo del lavoro, non è un utopia, è un dovere.

Da anni ci battiamo per introdurre il Reddito di Cittadinanza, una misura di civiltà che mira a restituire dignità a tutte quelle persone, giovani e meno giovani, che oggi vivono una condizione di sofferenza e incertezza.

Nel nostro Paese ci sono circa 9 milioni di persone che vivono sotto la soglia di povertà, di cui 5 in povertà assoluta: il Reddito di Cittadinanza consentirà a queste persone di tornare a costruirsi un futuro. Attraverso una seria riorganizzazione dei centri per l’impiego, sarà possibile attivare percorsi di formazione, riqualificazione e reinserimento nel mondo del lavoro. Non si tratta solo di risolvere un problema contingente, da troppo tempo trascurato da una classe politica che ha pensato di risolvere tutto ricorrendo all’austerità, devastando il mondo del lavoro e l’economia di questo Paese.

Il Reddito di Cittadinanza però, è anche una misura che guarda al futuro. Un futuro che sarà sempre più segnato dal progresso tecnologico e vedrà continue modificazioni del mercato del lavoro. Per questo sarà fondamentale farsi trovare pronti e dare la possibilità a milioni di persone di essere competitivi in un mondo del lavoro in continua trasformazione.

Una misura dunque, fondamentale per rilanciare questo Paese.

È arrivato il momento di dire basta all’austerità e avere il coraggio di fare delle scelte.

Ora che siamo al Governo l’interesse dei cittadini è diventata l’unica priorità. Ecco perché il Reddito di Cittadinanza sarà presupposto indispensabile della prossima Legge di Bilancio e condizione essenziale per le nostre politiche attive del Lavoro.

È un dovere inderogabile che abbiamo nei confronti dei cittadini italiani ed è uno dei punti fondamentali del Contratto di Governo.

Fonte: https://www.ilblogdellestelle.it/m/2018/09/dalla_francia_a.html

La Corte dei Conti dice sì al reddito di cittadinanza. Di Maio rilancia: “Entro il 2018”

Di Huffington Post

27 giugno 2018

La Corte dei Conti dice sì al reddito di cittadinanza, misura inserita nel Contratto di governo e cavallo di battaglia dei 5 Stelle. “Ogni volta che alla cittadinanza si associa un nuovo dritto non si può non esprimere soddisfazione” e così è anche “per il diritto al reddito di cittadinanza”, un diritto “importante a sostegno delle fasce maggiormente colpite della recente e prolungata crisi occupazionale”, si legge nella requisitoria del procuratore generale della Corte dei conti nel giudizio sul rendiconto generale dello Stato. “Forse, però, sarebbe bene ricordare a tutti anche l’esistenza”, aggiunge, “dei doveri di cittadinanza”.

Dopo l’altolà del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, Luigi Di Maio rilancia: il reddito di cittadinanza va fatto entro il 2018. “Record di poveri in Italia! Il reddito di cittadinanza è un diritto da riconoscere subito!”, scrive su Facebook il vicepremier e ministro del Lavoro citando i dati dell’Istat ma anche il commento sul reddito di cittadinanza della Corte dei Conti, un “riconoscimento importante per la proposta che il M5S porta avanti fin dalla sua nascita e che ora sta per diventare legge dello Stato. Si tratta di una misura urgente, di primaria importanza anche alla luce” dei dati Istat.”Non è più possibile andare avanti così e non c’è più tempo da perdere”.

“Finalmente – aggiunge i Maio – il Reddito di Cittadinanza viene riconosciuto per quello che è: un diritto del cittadino. Non sono dei ‘grillini’ a dirlo. Leggete queste parole del Procuratore Generale della Corte dei Conti: ‘Il reddito di cittadinanza è un diritto importante a sostegno delle fasce maggiormente colpite dalla recente prolungata crisi occupazionale. Un diritto che il Def ha voluto scevro da inutile e deleterio assistenzialismo, ancorato invece al mondo del lavoro; dunque un arricchimento con un nuovo diritto della cittadinanza, un significativo contributo a renderne partecipi anche le fasce di popolazione maggiormente in difficoltà’. È un riconoscimento importante per la proposta che il MoVimento 5 Stelle porta avanti fin dalla sua nascita e che ora sta per diventare legge dello Stato”.

“Si tratta – prosegue – di una misura urgente, di primaria importanza anche alla luce dei dati diffusi oggi dall’Istat che parlano del record di povertà dal 2005: ci sono oltre 5 milioni di poveri assoluti in Italia. Per ‘poveri assoluti’, l’Istat intende coloro che non possono affrontare la spesa mensile sufficiente ad acquistare beni e servizi considerati essenziali per uno standard di vita minimamente accettabile. Non è più possibile andare avanti così e non c’è più tempo da perdere. Il Reddito di Cittadinanza deve partire SUBITO!”.