L’Europa approva i dazi sul riso asiatico: grande vittoria politica e Made in Italy finalmente tutelato

di Tiziana Beghin, Efdd – Movimento 5 Stelle Europa

“I dazi sulle importazioni del riso dalla Cambogia e dalla Birmania, decisi dalla Commissione europea, sono una grande vittoria politica in Europa del governo Conte e del Movimento 5 Stelle in particolare. Con noi al governo il Made in Italy è finalmente tutelato e l’Italia è più forte in Europa. 

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale i dazi di 175 euro a tonnellata sul riso straniero saranno ufficiali. La nostra battaglia a tutela del riso italiano è iniziata nel 2014: i produttori erano in ginocchio a causa del vertiginoso aumento del 4.000% delle importazioni da Cambogia e Birmania, passate da 5 a 386 mila tonnellate in pochi anni. Da allora non abbiamo mai lasciato soli i risicoltori e la nostra ininterrotta pressione istituzionale ha affiancato l’eccellente lavoro delle rappresentanze di categoria. Finalmente le oltre 4.000 imprese e famiglie che producono un’eccellenza tutta italiana potranno respirare una boccata di ossigeno. Con noi l’Europa cambia. 

Fontehttp://www.efdd-m5seuropa.com/2019/01/leuropa-approva-i-da.html

#ProgrammaEsteri: Riformare la NATO

Fonte: http://www.beppegrillo.it/m/2017/04/programmaesteri_riformare_la_nato.html

 

Oggi parliamo del decimo e ultimo dei dieci punti del Programma Esteri del MoVimento 5 Stelle. Una volta terminata l’esposizione dei punti, si procederà a una votazione online su Rousseau con la quale gli iscritti decideranno le priorità del programma. Informatevi e partecipate: domani dalle 10 alle 19 saranno aperte le votazioni sui dieci punti del programma esteri.

di Avv. Claudio Giangiacomo – Associazione I.A.L.A.N.A. per il Disarmo

Come forse non tutti sanno, nel corso degli anni la Nato ha avuto una trasformazione radicale. Soprattutto nel 1999, col vertice di Washington, si è trasformata da una un’alleanza di tipo difensivo -anche se poi aveva nella politica sia interna che estera di vari Paesi un’influenza notevole, in alcuni casi anche nefasta a mio giudizio- in un organismo che è anche aggressivo.

Con il nuovo concetto strategico l’alleanza infatti ha previsto gli “interventi fuori area”: veri e propri interventi non più di difesa del territorio nazionale degli alleati, ma di intervento in aree geografiche diverse per motivi che vengono individuati come rischi per cui si può intervenire. Atti di terrorismo, di sabotaggio, di crimine organizzato, o anche solo l’interruzione del flusso di risorse vitali per i Paesi membri o per il movimento incontrollato di un gran numero di persone. Questa trasformazione è avvenuta senza che il Parlamento italiano potesse in alcun modo discuterne e in totale contrasto con l’articolo 11 della nostra Costituzione, che prevede che l’Italia ripudi la guerra in tutti le sue declinazioni.

Ma non solo: è anche in violazione degli articoli 72 e 80 della nostra Costituzione. L’articolo 72 prevede infatti che ogni disegno di legge presentato da una camera debba essere esaminato dalla Commissione e poi dalla camera stessa, e che questa procedura ordinaria sia riferita a tutti e si adotti sempre per disegni di legge di autorizzazione a ratifica di trattati internazionali; l’articolo 80 dice che le camere autorizzano con legge le ratifiche di trattati internazionali che siano di natura politica, o prevedano arbitrati, o regolamenti, o comportino variazioni del territorio, ed oneri alle finanze a modificazione di legge.

Malgrado questo, il nuovo concetto strategico che comportava una trasformazione radicale del vecchio accordo Nato è stato approvato con la forma semplificata prevista dalla legge 839 del 1984, cioè senza alcuna discussione parlamentare. E questo è veramente importante, perché in realtà tutto quello che riguarda non solo l’accordo quadro ma la legislazione e la possibilità di mettere basi in Italia, nasce dalla bilateralizzazione di un accordo, l’unico di cui conosciamo solamente il nome: il BIA del 1954. Pur non contenendo nulla di strategico a quello che si dice, tale accordo è rimasto segreto per una ragione abbastanza particolare: perché -come ha affermato l’ambasciatore americano in una delle registrazioni di Wikileaks- altrimenti gli italiani avrebbero potuto fare pressione sul governo affinché si attenesse all’interpretazione restrittiva di questi accordi. Cioè, viene tenuto segreto perché altrimenti gli italiani potrebbero chiedere che venga rispettato, e che quindi per esempio gli aerei per bombardare l’Iraq non partano dalle basi italiane.

Uno degli aspetti importantissimi e di vitale importanza, anche per le comunità che vivono a ridosso delle basi, è appunto il non sapere nulla delle regole che regolano l’andamento della base e chi la controlla, e quanto queste installazioni militari, dove spesso e volentieri vengono utilizzati armamenti all’uranio impoverito, creino danni nell’ambiente. Per esempio sappiamo da molti comitati sardi che in alcune zone della Sardegna, usate per anni come basi militari e come poligono di tiro, abbiamo fenomeni di trasformazione genetica di pecore o di altri animali, e inoltre un aumento di neoplasie legate a questo inquinamento. Non solo: sappiamo per esempio della vicenda in Sicilia, di come il nuovo apparato antimissilistico provochi onde elettromagnetiche di estrema nocività, e questo senza che le comunità locali non solo vengano interpellate, ma non abbiano alcuna possibilità di incidere.

M5S, Programma Esteri: Risoluzione dei conflitti in Medio Oriente

Fonte: http://www.beppegrillo.it/2017/03/programmaesteri_risoluzione_dei_conflitti_in_medio_oriente.html

Oggi parliamo del terzo dei dieci punti del Programma Esteri del MoVimento 5 Stelle. Una volta terminata l’esposizione dei punti, si procederà a una votazione online su Rousseau con la quale gli iscritti decideranno le priorità del programma. Informatevi e partecipate!

 

 By Mostafa El Ayoubi – Giornalista e analista su Medio Oriente

Nella geografia politica internazionale, il Medio Oriente ha una posizione strategica. Questa realtà tuttavia è perennemente in situazione di crisi economica, sociale e politica. I fattori che contribuiscono a tale crisi sono interni ma anche internazionali: quelli interni sono legati a situazioni di corruzione, di povertà, di retaggi culturali e religiosi, che in qualche modo colpiscono molti di questi Paesi; quelli esterni sono legati alla politica coloniale di alcuni Paesi occidentali.

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Il fatto è che questa parte del mondo è ricca di risorse naturali, petrolio e gas in particolare, e ciò rappresenta un elemento strategico per coloro che ambiscono a continuare ad avere un’egemonia su questa parte del mondo. E quindi la destabilizzazione di questi Paesi sostanzialmente serve anche a questo scopo. Basti pensare alla questione dell’Iran ad esempio: gli embarghi, la rivoluzione colorata, le sanzioni, servono ad impedire all’Iran di diventare una potenza orientale importante in questa area. Come anche la questione della Siria: quando sin_africa_mid_east_pol_95
capisce che la Siria non fa parte, come del resto anche l’Iran, di questo asse legato ad alcune potenze occidentali, si fa ricorso anche a forme di destabilizzazione violente, attraverso la guerra come è avvenuto anche in Libia, una guerra fatta con l’uso del terrorismo o di altre forme di destabilizzazione militare.

Le conseguenze sono gravi, ovvero abbiamo da un lato l’estremismo religioso che sfocia nel terrorismo, diventato un’arma micidiale che va oltre i confini di questa realtà, dall’altro la migrazione forzata. Qualcuno la chiama “regolare”, ma è un’emigrazione forzata perché la gente è costretta a fuggire da conflitti e da guerra come nel caso attuale della Siria. I siriani prima non pensavano mai di andare all’estero o scappare, finché non è scoppiata la guerra nel 2011.

Questi effetti si ripercuotono su quello che avviene in Europa. La crisi attuale dell’immigrazione deriva da questa situazione, che quindi ha degli effetti collaterali gravi. Come uscirne? Credo che l’unica soluzione per riuscire a farlo sia instaurare un rapporto tra le diverse realtà che compongono il Mediterraneo, allo scopo di creare una zona di collaborazione economica sociale e culturale ma anche militare, e affinché si arrivi a una stabilizzazione della regione del Medioriente. Questa stabilizzazione potrebbe avere degli effetti positivi anche sull’Europa, quindi si può raggiungere un livello di stabilità e di sicurezza di cui oggi l’Europa ha bisogno.

Programma Esteri: Smantellamento della Troika o Mes, Meccanismo Europeo di Stabilità

La Troika, detta anche MES (Meccanismo Europeo di Stabilità), ha due obiettivi fondamentali: il primo, continuare a salvaguardare questo sistema finanziario europeo anche se evidentemente fallimentare, il secondo, quello di far gravare sulle popolazioni dei Paesi in difficoltà il peso della crisi

Oggi parliamo del primo dei dieci punti del Programma Esteri del MoVimento 5 Stelle. Una volta terminata l’esposizione dei punti, si procederà a una votazione online su Rousseau con la quale gli iscritti decideranno le priorità del programma. Informatevi e partecipate!

 

Nel video Lidia Undiemi, Dottore di Ricerca in Diritto dell'Economia

di Lidia Undiemi, Dott. Ricerca Diritto dell’Economia

L’anno zero della deriva europea risale a 10 anni fa. La crisi finanziaria mondiale, di cui l’Europa ha subito la ricaduta, è stata affrontata dalle istituzioni europee nel peggiore dei modi possibili: con la creazione e realizzazione della Troika, cioè un’istituzione finanziaria internazionale che è stata propagandata al grande pubblico col nome di “Fondo Salva-Stati”. Un nome rassicurante per ribattezzare qualcosa che di rassicurante non ha assolutamente nulla, perché si tratta di un’entità politica.

La Troika, detta anche MES (Meccanismo Europeo di Stabilità), ha due obiettivi fondamentali: il primo, continuare a salvaguardare questo sistema finanziario europeo anche se evidentemente fallimentare, il secondo, quello di far gravare sulle popolazioni dei Paesi in difficoltà il peso della crisi. Come? L’organizzazione funziona in questa maniera: se un Paese si trova in difficoltà di natura finanziaria e chiede un prestito, quel Paese deve poi sottostare a condizioni rigorose, cioè attuare le famose riforme che abbiamo visto in Grecia ma anche Spagna e in Portogallo. Riforme realizzate anche in Italia, o a Cipro di cui ricordiamo il prelievo forzoso del 2012. Queste riforme hanno portato alla distruzione del diritto del lavoro in molti Paesi europei, alla drastica riduzione della spesa pubblica per servizi sociali come per le riforme sulle pensioni, insomma tutta una serie di provvedimenti che hanno salvato gli interessi finanziari dell’Europa ma hanno tradito quell’obiettivo europeo per cui è nata la comunità europea, cioè quello di garantire il benessere generale e la piena occupazione.

Tutti gli obiettivi delle riforme sono stati smentiti dai fatti. Se vogliamo pensare di uscire dalla crisi nell’ottica di una tutela degli interessi collettivi e di una salvaguardia dei valori fondamentali costituzionali, e senza anteporre gli interessi finanziari a tutto questo, dobbiamo mettere in discussione questa architettura politica che fa sì che il capitale debba essere salvato a tutti i costi e che a pagare debba essere il popolo. Per mettere in discussione questo sistema (ricordiamoci che siamo in un ambito strettamente politico, e anche se molto spesso le questioni vengono ricondotte soltanto a problematiche economiche in realtà è una questione politica, la troika è un organo politico) è necessario anche chiedersi quale è oggi il ruolo che le multinazionali rivestono nell’ambito dell’economia globale. In questi mercati che sono fortemente integrati nel sistema di globalizzazione finanziaria ed economica, l’espansione delle multinazionali ha un impatto politico: attraverso le organizzazioni internazionali infatti abbiamo da un lato dato potere politico al capitale, dall’altro con l’enorme espansione delle multinazionali occorre comprendere fino in fondo l’impatto di queste entità anche sotto il profilo fiscale, e questa è una delle questioni principali. Perché oggi le multinazionali hanno la possibilità di insediarsi in diversi Paesi ed ottenere grandissimi vantaggi fiscali.

Le crisi in un modo o nell’altro portano grandi opportunità di cambiamento. Noi dobbiamo sì cambiare, ma cambiare questo sistema di governo dell’economia e della finanza in senso favorevole alla popolazione, nel rispetto della Costituzione e delle democrazie dei vari Paesi coinvolti. Lasciando tutto così com’è, la situazione non migliorerà.

 

Fonte: http://www.beppegrillo.it/2017/03/programmaesteri_smantellamento_della_troika.html