Ecco le assunzioni per chi prende il RdC. Ora interventi su famiglie e lavoro femminile

Fonte: https://www.ilblogdellestelle.it/2019/11/arrivano-le-assunzioni-per-chi-prende-il-rdc-ora-interveniamo-su-famiglie-e-lavoro-femminile.html

di seguito l’intervista di Nunzia Catalfo, ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, a “La Sicilia”

Ministro Nunzia Catalfo, sia lei sia il premier Conte avete detto che affinché il Reddito di Cittadinanza entri a regime ci vuole tempo. Quanto tempo, per smentire il duro giudizio della Svimez che parla di “effetto nullo” della misura sul lavoro?

Ho letto i rilievi dello Svimez. Lo dico con il massimo rispetto: esprimere giudizi così netti a soli 7 mesi dalla partenza della misura è eccessivo. Non abbiamo la bacchetta magica. Scontiamo anni e anni di ritardo e la colpa non è certamente nostra. Prima del nostro arrivo c’erano 8mila addetti nei Centri per l’impiego, che con la nostra riforma arriveranno a 19.600 nel 2021 – 1.675 dei quali in Sicilia fra nuovi operatori (1.246) e navigator (429) – contro i 100 mila della Germania e i 54mila della Francia. Stiamo lavorando quotidianamente insieme ai vari enti coinvolti nella riforma per fare in modo che, nel più breve tempo possibile, tutto funzioni al meglio. Ci riusciremo. 

In Sicilia, su circa 300mila richieste, ne sono state accolte 158mila, con una stima di quasi 400mila beneficiari. Quanti di questi pensa che otterranno un lavoro? E come, visto che le offerte delle banche dati sono pressoché nulle e nei centri per l’impiego la rivoluzione dei navigator non è partita?

Non è vero che i navigator non stanno lavorando. Io stessa, poche settimane fa, ho visitato il Cpi di Messina dove questi ragazzi stanno già affiancando gli operatori nella profilazione dei beneficiari del Reddito. Nel ricordare che le piattaforme GePI e MyAnpal sono già operative e che il 50% di coloro che in Sicilia percepiscono il Reddito non devono essere convocati dai Cpi, dico che non è mia abitudine fare previsioni: lavoro affinché arrivino i risultati. A tal proposito, posso dirle che oggi, dati Anpal Servizi alla mano, dei 17.637 rapporti di lavoro dei beneficiari di Rdc iniziati dopo la presentazione della domanda, il 12,3% è nella nostra Regione, che si colloca al primo posto in classifica davanti a Puglia (12,2%) e Campania (10,8%).

Ogni giorno si legge di almeno un furbetto del Reddito di Cittadinanza. Con una giungla variegata di casi, anche in Sicilia: dal “povero” con la Porsche alla cantantessa neomelodica con negozio abusivo. Ciò, certamente, significa che i controlli delle forze dell’ordine sono efficaci, anche se magari colpiscono solo un minimo campione casuale del sussidio. Cosa si può fare e cosa si farà per blindare la misura anche a tutela dei tanti che hanno il bisogno, prima ancora che il diritto, del Reddito?

Mi dispiace che i media, con qualche rara eccezione, si stiano concentrando solo su questi aspetti e non su cosa Reddito e Pensione di Cittadinanza stanno facendo per oltre un milione di famiglie italiane. Oggi ci sono circa 600mila nuclei con bambini/ragazzi e disabili che ricevono un sostegno dallo Stato e che quindi hanno la possibilità di investire nei loro progetti. Le cito due dei tanti casi di catanesi che prendono il Rdc e che possono fare questo: il primo, una signora che aveva visto fallire la propria attività e che grazie al Reddito può di nuovo guardare al futuro; il secondo, un geometra che aveva perso il lavoro a causa della crisi dell’edilizia e che ora si è potuto iscrivere all’Università per conseguire la laurea. I controlli, come ha ricordato lei, ci sono e stanno funzionando. A chi truffa lo Stato non facciamo nessuno sconto e anzi dico a queste persone che devono vergognarsi. Però il Rdc era una misura necessaria: pensi che persino l’Europa ce lo chiedeva dal 1992. Noi lo abbiamo fatto.    

L’altro suo cavallo storico di battaglia è il salario minimo. All’insediamento del nuovo governo giallorosso, i vostri alleati del Pd sembravano un po’ freddi rispetto al testo del suo ddl. Ci sono stati passi avanti?

Il ddl a mia prima firma è all’esame della Commissione Lavoro del Senato. L’inizio della sessione di Bilancio ne ha un po’ rallentato l’iter ma il salario minimo è e resta un obiettivo centrale per il M5S. Quelli del Pd un po’ freddi? Con i senatori che siedono in Commissione Lavoro al Senato, quando ero Presidente, mi sono confrontata nel merito e posso assicurarle che non è così. Al contrario di ciò che è avvenuto con la Lega, che ad un certo punto voleva cancellare l’articolo del ddl che dà centralità alla contrattazione collettiva nazionale eliminando i contratti “pirata”. Insieme al salario minimo, così come previsto dal programma di Governo, faremo anche una legge sulla rappresentanza sindacale.   

Adesso, da ministro, sta lavorando anche a due temi – la conciliazione famiglia-lavoro e l’azzeramento delle differenze retributive uomo-donna – che pongono l’Italia in fondo alla classifica del “gap gender”. Con quali misure, concretamente, si può risalire la china?

Gliene dico cinque. Uno: l’assegno unico universale di cui, dal 2021, potranno beneficiare tutti i genitori. Due: il congedo di paternità che verrà portato a 7 giorni. Tre: la creazione di un sistema incentivante per aziende che assumano donne al rientro dalla maternità. Quattro: il contrasto, visto l’utilizzo non sempre giustificato, al ricorso al part-time involontario che rappresenta un elemento di discriminazione per le lavoratrici. Infine: la lotta alla violenza economica perpetrata nei confronti delle donne, sia in famiglia sia nei luoghi di lavoro. Un fenomeno ancora troppo sottovalutato e sui cui è giunta l’ora di intervenire.

Comincerà la settimana a Catania, magari con la testa a Taranto. Dove il governo, sull’ex Ilva, rischiadavvero di perderci la faccia. Cosa bisogna aspettarsi dopo il tavolo a Palazzo Chigi?

Dissento con lei: non è il Governo che rischia di perdere la faccia sull’ex Ilva, anzi. Non lo dico io ma i fatti. A casa mia, una volta presi, gli accordi si rispettano. E ArcelorMittal deve rispettarli. Mettere sul tavolo 5mila esuberi perché loro – non noi – hanno sbagliato a fare i conti non sta né in cielo né in terra. Tutto l’Esecutivo è compatto al fianco del premier Conte per salvaguardare la produzione, realizzare il piano ambientale e, ovviamente, mantenere i livelli occupazionali.    

Nella sua città sta per presentare un’iniziativa, “Inps per tutti”, che punta a rivoluzionare il ruolo dell’ente spingendolo fin dentro il cuore dei quartieri più popolari. Il protocollo è ambizioso, ma funzionerà nella realtà?

Sono assolutamente convinta che funzionerà. Catania è l’ottava città dove viene firmato il protocollo: nelle altre sette in cui è operativo, “Inps per tutti” ha già aiutato centinaia di persone. La vera questione è, semmai, non aver pensato prima a una iniziativa del genere. Con il Presidente Tridico, che ha lavorato sodo per realizzarla, c’è grande sintonia. Il nostro obiettivo è avvicinare le istituzioni ai cittadini, renderli consapevoli che non sono soli ma che lo Stato oggi è al loro fianco.  

Parliamo di Movimento? La leadership di Di Maio è davvero in discussione o basteranno i “facilitatori” per sedare una fronda che s’ingrossa. Anche in Sicilia c’è qualche mal di mancia non ancora smaltito: in molti non hanno “perdonato” a Cancelleri il salto di poltrona da Palermo a Roma. Lei s’è sempre tenuta fuori dalle beghe, nazionali e siciliane, ma può dirci da che parte sta? E cosa può fare il M5S per interrompere un trend di calo che sembra irreversibile?

Per natura, cerco sempre di capire le ragioni di tutti. L’importante è valutare i fatti e per questo la leadership di Di Maio non è in discussione. La presenza di Giancarlo nel Governo può rappresentare una grande opportunità anche per la nostra Regione che da tantissimo tempo sconta un enorme ritardo sul fronte delle infrastrutture e dei trasporti, basti pensare alla condizione delle nostre autostrade o dei nostri collegamenti ferroviari. Dobbiamo coinvolgere sempre di più le persone, come del resto abbiamo fatto fin da quando siamo nati, spiegando loro i grandi risultati raggiunti da quando siamo al Governo. Gliene cito due, recentissimi: abbiamo previsto l’assunzione di 150 nuovi ispettori all’INL per contrastare le morti sul lavoro e fatto la prima legge europea sui riders. Non mi sembrano cose di poco conto…

In primavera si voterà in molti comuni siciliani, alcuni dei quali importanti. Ritiene che il dialogo con il Pd per le alleanze locali, come ha detto Di Maio a caldo dopo il flop in Umbria, sia da escludere in partenza?

Oggi nel M5S non c’è un consenso per fare alleanze con il Pd. Da sempre, come noto, per noi l’elemento principale in una discussione – qualunque essa sia – non sono i partiti o le persone ma le idee e gli obiettivi. A livello nazionale non c’è un’alleanza: questo è un Governo nato su un programma preciso, condiviso da tutti. E che noi intendiamo rispettare dal primo all’ultimo punto.  

Con il Salario Minimo Orario buone notizie per 3 milioni di lavoratori

Stiamo ultimando i lavori sulla nostra proposta di legge sul Salario Minimo Orario, in discussione al Senato. Si tratta di una misura di civiltà che coinvolgerà un numero considerevole di lavoratori, circa 3 milioni secondo l’Istat.

Sono moltissimi, infatti, coloro che pur lavorando faticano a costruirsi un’esistenza, con stipendi che in molti casi non superano neppure la soglia di povertà. Sono i cosiddetti working poors, i lavoratori poveri. Al Sud come al Nord. Giardinieri, camerieri, autisti, pizzaioli, guardie notturne, centralinisti. Queste ed altre categorie ad oggi hanno minimi contrattuali inferiori ai 9 euro lordi, la soglia indicata nella nostra proposta di legge.

Tre milioni di lavoratori sono il 21% del totale. Una cifra che dovrebbe farci riflettere e che indica quale sia l’attuale situazione del mondo del lavoro in Italia dopo i governi dell’austerità.

Con il Salario Minimo Orario questi lavoratori, insieme alle loro famiglie, inizieranno a vedersi garantito il diritto ad una retribuzione dignitosa, come sancito dall’articolo 36 della nostra Costituzione. Una questione di giustizia sociale ma non solo. È infatti confermato dalla scienza economica che i Paesi con minori diseguaglianze crescono più velocemente, anche perché salari più alti spingerebbero in alto i consumi e la domanda interna, con grande beneficio per il commercio al dettaglio e le nostre piccole medie imprese.

Veniamo da anni di politiche che hanno massacrato i lavoratori e con essi i nostri imprenditori. Tra disoccupazione dilagante, precarizzazione contrattuale e contrazione dei salari reali, gli italiani hanno pagato un prezzo salatissimo. Il salario minimo orario è un tetto sotto il quale nessuna contrattazione sindacale potrà scendere, e nella nostra proposta di legge si prevede naturalmente che questo salario orario crescerà di anno in anno adeguandosi al costo della vita. Altrimenti l’aumento dei prezzi eroderebbe il potere d’acquisto e i redditi reali delle nostre famiglie. Non lo possiamo permettere.

Il 2018 è stato l’anno del Decreto Dignità, che ha restituito valore alla stabilità contrattuale, il 2019 è stato l’anno del Reddito di cittadinanza, che ha posto un argine al fenomeno dilagante della povertà e dell’esclusione sociale, prima del 2020 porteremo a casa anche il Salario Minimo Orario, il terzo pilastro della nostra politica sociale.

Ciò che abbiamo sempre promesso stiamo realizzando, con buona pace di chi infanga quotidianamente il nostro lavoro per i cittadini.

Fonte: https://www.ilblogdellestelle.it/2019/06/con-il-salario-minimo-orario-buone-notizie-per-3-milioni-di-lavoratori.html

“Fermenti”, 100.000 euro a progetto per far lievitare l’Italia

La dotazione finanziaria per l’attuazione dell’intervento è pari ad euro 16.000.000,00.

La richiesta di finanziamento pubblico per ciascuna proposta progettuale e progetto esecutivo, presentata da una ATS, a pena di esclusione, non può essere inferiore a euro 100.000 e superiore a euro 450.000.

Il bando è rivolto a:

– “gruppi informali”, gruppi con un minimo di tre ed un massimo di cinque soggetti di età compresa tra i 18 e i 35 anni;

– “Associazioni temporanee di scopo” (ATS) tra soggetti che, sulla base della normativa vigente, sono qualificati enti del Terzo settore, costituite da un massimo di tre enti (incluso il Capofila), il cui direttivo è costituito per la maggioranza da giovani tra i 18 e i 35 anni. I requisiti sono indicati nel bando. .

Per partecipare al bando è necessario presentare la domanda, compilata secondo gli specifici allegati, ed inviarla, entro le ore 14,00 del 3 giugno 2019, esclusivamente tramite posta elettronica certificata (PEC) all’indirizzo:

giovanieserviziocivile@pec.governo.it 👇👇👇

https://is.gd/HH3q6M

Oggi il decreto Reddito di Cittadinanza-Quota100 in Aula

Abbiamo chiuso due settimane importanti fatte di audizioni e votazioni degli emendamenti. Un sentito ringraziamento va ai colleghi, al Governo, ai funzionari.

Oggi il decreto RedditoDiCittadinanza – Quota100 arriva in Aula!

Marialucia Lorefice

Reddito di Cittadinanza: raggiunto accordo con le Regioni

Di Luigi Di Maio

Raggiunto un accordo con le Regioni sul decreto legge del Reddito di Cittadinanza. Si è trattato di una lunga mediazione, che ha portato a un risultato, un numero: 11.600. È il totale dei nuovi addetti che nei prossimi due anni arriveranno nei centri per l’impiego. Sommati agli 8000 attuali dipendenti ci permetterà di arrivare a 19.600 operatori in due anni nei Cpi. Nessun Governo ha mai dato in passato così tante risorse e nuove assunzioni ai Centri per l’Impiego.

Tra loro ci saranno anche 3000 navigator, che arriveranno subito per aiutare tutti quegli italiani e tutte quelle italiane che entreranno nel progetto del Reddito di Cittadinanza e che sono sempre di più. Ad oggi, solo presso Poste Italiane e quindi non contando chi si è rivolto ai Caf, siamo arrivati a 153.062 domande di cui 21.962 online e 131.100 presso gli uffici postali.

Il Reddito di Cittadinanza continua quindi nel suo percorso di rivoluzione delle politiche attive per il lavoro.

Fonte: http://m5stelle.com/reddito-di-cittadinanza-raggiunto-accordo-con-le-regioni/

Lo Stato dalla parte delle imprese: arrivano gli incentivi per le Pmi

Di Luigi Di Maio

Le PMI sono la spina dorsale dell’Italia. Il nostro sistema produttivo è un unicum in tutta Europa, è costituito da una miriade di piccole e medie imprese che negli anni della crisi hanno saputo resistere, usare creatività, innovazione e tecnologia, portando il Paese fuori dalla palude e creando innumerevoli posti di lavoro.

Per me sono gli eroi dei nostri tempi, a cui spesso lo Stato ha voltato le spalle o, peggio, che ha trattato come limoni da spremere in un’era in cui tutto era dovuto, ma nulla doveva essere corrisposto in cambio. Parliamo di persone, cittadini che hanno dato un nuovo significato alle parole sviluppo, crescita, fiducia, legame col territorio.

Grazie al progetto incentivi.gov.it gli imprenditori potranno trovare la misura giusta a seconda di ciò che davvero gli serve, del loro territorio o della dimensione della loro azienda. Gli incentivi riguardano l’avvio di una nuova impresa, gli investimenti in innovazione, la crescita, il rafforzamento patrimoniale, gli investimenti in macchinari, impianti e software, l’internazionalizzazione, gli investimenti in formazione, in ricerca e sviluppo, in efficienza energetica, in nuove assunzioni, fino ad arrivare agli sgravi fiscali. Non ultimo quello rivoluzionario connesso al reddito di cittadinanza.

Spesso l’imprenditore ha dovuto fare i conti con il rischio di perdersi in mezzo ad una giungla di misure poco accessibili che si frammentano tra i vari Ministeri e tra società partecipate o controllate. Abbiamo scelto il dialogo e siamo riusciti a mettere in connessione, grazie alle loro disponibilità, tutte le realtà che offrono un servizio alle imprese. Non solo il Ministero dello Sviluppo Economico e il Ministero del Lavoro, ma anche Agenzia delle Entrate, Cassa Depositi e Prestiti, GSE, ENEA, Finest, Invitalia, INPS, ICE, Unioncamere, Sace, Simest, SofiCOOP.

Questo progetto è solo la prima fotografia; il vademecum verrà aggiornato periodicamente e sarà integrato con le informazioni di tutte le pubbliche amministrazioni che contribuiscono a rendere un servizio all’imprenditoria italiana e a chi vuole investire nel nostro Paese. Nelle prossime settimane implementeremo la parte “web oriented” con un sistema che risponde a domande specifiche dell’imprenditore.

Anche per le imprese è arrivato il momento che lo Stato torni ad essere dalla loro parte. Assieme a loro, grazie a loro, potremo essere ancora più grandi nel mondo.

Fonte: https://www.ilblogdellestelle.it/2019/03/lo-stato-dalla-parte-delle-imprese-arrivano-gli-incentivi-per-le-pmi.html