Luigi Di Maio presenta il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030

Di Luigi Di Maio

Oggi, insieme al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa e al sottosegretario Davide Crippa, abbiamo presentato il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030, uno strumento fondamentale che segna l’inizio di un importante cambiamento nella politica energetica e ambientale del nostro Paese verso la decarbonizzazione.

In questo Piano sono stabiliti i passi che dovremo compiere nei prossimi anni per raggiungere e superare gli obiettivi fissati dall’Unione europea sull’efficienza e la sicurezza energetica, sull’utilizzo di fonti rinnovabili in tema di mercato unico dell’energia e competitività.
Il cittadino viene finalmente messo al centro di questa transizione energetica, diventando egli stesso parte attiva del processo di produzione. Si tratta di una rivoluzione amica dell’ambiente che viene realizzata attraverso scelte innovative ed eco-compatibili.
Destinatari e artefici di questa nuova politica sono quindi i cittadini e le imprese, che insieme a tutti gli stakeholder del settore potranno, a partire da oggi, inviare le loro proposte attraverso il portale per la consultazione pubblica che diventa anche uno strumento di dialogo.
Quando penso al futuro immagino una società più vivibile e a misura d’uomo, alleata del benessere economico e della salute dei suoi abitanti, una società i cui benefici sono correlati all’ambiente secondo un’ottica di economia circolare.

Possiamo e dobbiamo, pertanto, considerare le energie pulite come alleate per una riconversione industriale ecologica del nostro Paese che non si può più rinviare, attraverso un fattore che tutte le più avanzate ricerche indicano come competitivo per le imprese: la sostenibilità ambientale.
Per questo motivo puntiamo ad abbattere la dipendenza dalle fonti fossili di energia e la conseguente importazione dall’estero, sostituendola con la produzione interna di energia rinnovabile.
Il Piano si struttura in 5 linee d’intervento, che si svilupperanno in maniera integrata: dalla decarbonizzazione all’efficienza e sicurezza energetica, passando attraverso lo sviluppo del mercato interno dell’energia, della ricerca, dell’innovazione e della competitività.

L’obiettivo è quello di realizzare una nuova politica energetica che assicuri la piena sostenibilità ambientale, sociale ed economica del territorio nazionale e accompagni tale transizione.

Vi voglio fornire qualche dato contenuto in questo Piano molto ambizioso:

– il Piano consentirà all’Italia di ridurre entro il 2030 le proprie emissioni nel settore della grande industria e della produzione elettrica del 56%, rispetto al 2005, a fronte di un obiettivo europeo del 43%. Mentre negli altri settori, quali i trasporti terrestri, il civile e l’agricoltura, al realizzarsi dei benefici attesi dall’attuazione delle politiche e misure individuate, si supererà l’obiettivo del -33% fissato dall’Unione Europea, raggiungendo circa il -35% entro il 2030;
– altro grande obiettivo sarà perseguire una copertura dei consumi finali lordi di energia da fonti rinnovabili del 30% rispetto all’attuale 18%. Tale copertura porterà l’Italia a una quota di rinnovabili nel 2030, nel settore elettrico, del 55%.

Come ho già avuto modo di dire, è arrivato il momento di uscire da una mentalità retrograda, che è diventata la scusa perfetta per mantenere in piedi un sistema economico che avvantaggiava solo pochi, una mentalità che ci ha imposto una convinzione assurda: essere costretti a scegliere tra l’ambiente, e quindi la nostra salute e quella dei nostri figli, e il lavoro, cioè il sostentamento nostro e della nostra famiglia. Quello era un modello fallimentare che noi vogliamo superare! Un modello in cui vincevano pochi, ma i danni li subivamo tutti: danni alla salute, ai territori in cui siamo nati, all’aria che respiriamo, all’acqua che beviamo, ai prodotti della terra di cui ci nutriamo. Qui il cambiamento culturale che dobbiamo fare è comprendere che sull’ambiente o vinciamo tutti, o perdiamo tutti.

La mobilitazione generale dello scorso venerdì dimostra che questa sensibilità è globale e che la sfida del nostro futuro passa necessariamente da lì. Noi ne condividiamo lo spirito e intendiamo perseguirne gli obiettivi anche attraverso le misure presenti nel Piano per l’Energia e il Clima.

Le conseguenze delle variazioni climatiche sono sotto gli occhi di tutti, non possiamo più negarle. Siamo quindi tutti responsabili, in particolare, della direzione anche culturale che vogliamo intraprendere per ribaltare questa situazione. L’ambiente verrà preservato solo se troveremo il modo di conciliare sviluppo industriale con scelte ecologiche, ed è esattamente questo l’obiettivo che si prefigge il Piano Nazionale per l’Energia e il Clima.

Fonte: https://www.ilblogdellestelle.it/2019/03/luigi-di-maio-presenta-il-piano-nazionale-integrato-per-lenergia-e-il-clima-2030.html

Oggi il decreto Reddito di Cittadinanza-Quota100 in Aula

Abbiamo chiuso due settimane importanti fatte di audizioni e votazioni degli emendamenti. Un sentito ringraziamento va ai colleghi, al Governo, ai funzionari.

Oggi il decreto RedditoDiCittadinanza – Quota100 arriva in Aula!

Marialucia Lorefice

Economia circolare: il futuro dipende da noi

Di Pasqua Labbate

In un mondo sempre più interconnesso e globalizzato, il cambiamento è ormai necessario. Siamo tutti parte di un’unica rete, formiamo tutti un’unica comunità che vive gli stessi problemi, sia globali come il climate change  (cambiamento climatico) e l’inquinamento, che locali, come le  risorse limitate.

Negli anni ’90 in Italia ci sono state due importanti crisi del ciclo dei rifiuti: quella di Milano e quella di Napoli. Questi due eventi, sebbene distanti tra loro geograficamente, hanno avuto lo stesso minimo comune denominatore: un modello lineare di gestione dei rifiuti che si fondava sull’uso esclusivo delle discariche.

Fortunatamente, negli ultimi anni, abbiamo acquisito una consapevolezza riguardo all’ ambiente, ci siamo resi conto dei limiti dettati dalle leggi della natura, abbiamo iniziato a parlare di sviluppo sostenibile, di economia green e abbiamo capito che avremmo dovuto imparare dalla natura, chiudendo i cicli. Nasce così il concetto di economia circolare.

Quest’approccio  deriva dallo sviluppo di alcune scuole di pensiero,  come: il “From the cradle to the cradle”,   in cui i rifiuti e gli scarti diventano materie prime; come l’“Economia delle prestazioni”, un principio coniato da  W. Stahel nel suo famoso libro “The Performance Economy” , in cui si auspica un passaggio ad un’economia che vende servizi anziché beni; la  Biomimetica , una scienza che studia i processi biologici e biomeccanici della natura e li utilizza come fonte d’ispirazione per ilo sviluppo sostenibile delle attività e delle tecnologie; l’Ecologia industriale, il capitalismo naturale, il design rigenerativo e la blue economy, un  modello attraverso cui, grazie all’utilizzo di sostanze già presenti in natura, si effettuano bassi investimenti, si creano più posti di lavoro e contemporaneamente è possibile tutelare la resilienza di un territorio.

Il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, fin dal suo primo giorno di insediamento, ha dimostrato quanto sia fondamentale mettere al centro, il tema dell’economia circolare e lo spreco di risorse naturali.

Recepire le direttive europee è doveroso, ma lo è innanzitutto cambiare le nostre abitudini, i nostri modi di pensare e di agire, così come rinnovare i cicli di produzione e costruire i “cicli inversi” dal rifiuto a risorsa.

Si parla tanto di economia circolare, ma la visione resta lineare.  Si ragiona ancora per compartimenti, per singole discipline, come se l’ambiente non fosse collegato all’economia, al lavoro, alle problematiche sociali, all’istruzione. E’ necessario che i problemi siano affrontati in modo sistemico, perché connessi tra loro.

Certo, ci vuole coraggio per rompere i vecchi schemi, ma la transizione verso un nuovo modello economico, che tuteli la salute dei cittadini e l’ambiente è già in atto e non dobbiamo ostacolarla.

Karl Popper diceva: “Il futuro è molto aperto, e dipende da noi, da noi tutti. Dipende da ciò che voi e io e molti altri uomini fanno e faranno, oggi, domani e dopodomani. E quello che noi facciamo e faremo dipende a sua volta dal nostro pensiero e dai nostri desideri, dalle nostre speranze e dai nostri timori. Dipende da come vediamo il mondo e da come valutiamo le possibilità del futuro che sono aperte.”

Tutti noi dovremmo tenere a mente queste sue parole, se crediamo veramente che un altro mondo sia possibile.

Fonte: https://www.ilblogdellestelle.it/2019/03/economia-circolare-il-futuro-dipende-da-noi.html

Lorefice, Ferreri, consiglieri M5S Vittoria:“Si dichiari lo stato di crisi del comparto agricolo ragusano Il Governo attui azioni emergenziali”


 

“Il Governo difenda gli agricoltori iblei. Ne salvaguardi il lavoro, le imprese, le abitazioni private, la vita”. Il M5S scende in campo a gran voce a difesa degli agricoltori iblei e di coloro che in questi ultimi mesi hanno particolarmente messo in gioco anche se stessi in nome di tutta l’agricoltura ragusana: “La Serra di Vittoria, di piazza Gramsci è il simbolo delle lotte. Lo sciopero della fame della signora Piazza e del signor Licitra non siano vani. Il Governo deve essere presente e far sentire la sua presenza al fianco di ciascuno di loro. Tra crisi economica e calamità naturali il comparto agricolo della ex provincia di Ragusa è allo stremo e con esso intere famiglie sul lastrico che vivono con il cappio al collo di pignoramenti e aste”.

L’agricoltura sotto i riflettori della deputazione iblea del M5S e dei consiglieri pentastellati di Vittoria che scrivono al Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Martina, al Sottosegretario di Stato Castiglione al Governatore della Regione Siciliana Crocetta, all’assessore regionale Agricoltura, Sviluppo rurale e Pesca Cracolici.

Anche a seguito degli incontri avuti presso la serra di piazza Gramsci di Vittoria, le parlamentari Marialucia Lorefice e Vanessa Ferreri, in sinergia con i consiglieri del M5S Vittoria hanno concertato una serie di atti al fine di sollecitare azioni concrete su obiettivi comuni che riguardano il territorio tutto e l’imprenditoria agricola. Tra i temi affrontati nella lunga missiva, oltre ad evidenziare la gravità della situazione, viene sottolineato come “un mercato inondato da prodotti provenienti da Paesi extracomunitari” stia distruggendo ogni tipo di concorrenza locale. Da dati non ufficiali –prosegue la nota- emerge che sono in corso circa 1800 pignoramenti e 800 aste giudiziarie nella sola provincia di Ragusa. E il dato ancora più preoccupante riguarda il fatto che nella maggior parte dei casi le procedure esecutive coinvolgono la prima casa e immobili pertinenti allo svolgimento delle attività agricole, quindi fonti di sostentamento di tantissime famiglie. A causa di ciò diverse persone hanno iniziato uno sciopero della fame”.

Nella lettera delle parlamentari e dei consiglieri si parla anche delle azioni poste in essere dai sindaci della fascia trasformata, si chiede l’azione del Governo “al fine di avviare ogni possibile intervento, in concertazione, per salvare il settore da questa gravissima crisi senza precedenti. Alla luce di quanto sopra evidenziate auspichiamo –evidenziano la Lorefice, la Ferreri e i consiglieri M5S Vittoria- una visita in loco affinché possano rendersi conto personalmente della delicatezza e gravità della situazione evidenziata”.

Tra gli atti presentati dal M5S ibleo anche un’interpellanza al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali nella quale la Lorefice, firmataria della stessa, evidenzia di quanto si stia facendo in piazza Gramsci a Vittoria, del consiglio comunale del 9 giugno scorso nella stessa Serra all’interno della quale le associazioni del comparto continuano a presidiare per tenere alta l’attenzione. Al Ministro il M5S chiede: “Se non ritenga opportuno adottare iniziative urgenti a difesa dell’agricoltura e che tengano conto delle richieste di produttori agricoli e amministratori, autori della piattaforma in difesa del comparto nonché se non ritenga opportuno avviare ogni possibile intervento, in concertazione con la Regione siciliana, per salvare il settore agricolo anche dichiarando lo stato di crisi socio-economico per il comparto agricolo; quali iniziative normative ha in programma di mettere in atto al fine di tutelare la prima casa e i beni indispensabili allo svolgimento dell’attività lavorativa di coloro che a causa della crisi economica e dell’agricoltura al collasso sono vittime di pignoramenti e aste giudiziarie”
Ufficio Stampa dep. Lorefice- Valentina Maci

Programma Esteri: Smantellamento della Troika o Mes, Meccanismo Europeo di Stabilità

La Troika, detta anche MES (Meccanismo Europeo di Stabilità), ha due obiettivi fondamentali: il primo, continuare a salvaguardare questo sistema finanziario europeo anche se evidentemente fallimentare, il secondo, quello di far gravare sulle popolazioni dei Paesi in difficoltà il peso della crisi

Oggi parliamo del primo dei dieci punti del Programma Esteri del MoVimento 5 Stelle. Una volta terminata l’esposizione dei punti, si procederà a una votazione online su Rousseau con la quale gli iscritti decideranno le priorità del programma. Informatevi e partecipate!

 

Nel video Lidia Undiemi, Dottore di Ricerca in Diritto dell'Economia

di Lidia Undiemi, Dott. Ricerca Diritto dell’Economia

L’anno zero della deriva europea risale a 10 anni fa. La crisi finanziaria mondiale, di cui l’Europa ha subito la ricaduta, è stata affrontata dalle istituzioni europee nel peggiore dei modi possibili: con la creazione e realizzazione della Troika, cioè un’istituzione finanziaria internazionale che è stata propagandata al grande pubblico col nome di “Fondo Salva-Stati”. Un nome rassicurante per ribattezzare qualcosa che di rassicurante non ha assolutamente nulla, perché si tratta di un’entità politica.

La Troika, detta anche MES (Meccanismo Europeo di Stabilità), ha due obiettivi fondamentali: il primo, continuare a salvaguardare questo sistema finanziario europeo anche se evidentemente fallimentare, il secondo, quello di far gravare sulle popolazioni dei Paesi in difficoltà il peso della crisi. Come? L’organizzazione funziona in questa maniera: se un Paese si trova in difficoltà di natura finanziaria e chiede un prestito, quel Paese deve poi sottostare a condizioni rigorose, cioè attuare le famose riforme che abbiamo visto in Grecia ma anche Spagna e in Portogallo. Riforme realizzate anche in Italia, o a Cipro di cui ricordiamo il prelievo forzoso del 2012. Queste riforme hanno portato alla distruzione del diritto del lavoro in molti Paesi europei, alla drastica riduzione della spesa pubblica per servizi sociali come per le riforme sulle pensioni, insomma tutta una serie di provvedimenti che hanno salvato gli interessi finanziari dell’Europa ma hanno tradito quell’obiettivo europeo per cui è nata la comunità europea, cioè quello di garantire il benessere generale e la piena occupazione.

Tutti gli obiettivi delle riforme sono stati smentiti dai fatti. Se vogliamo pensare di uscire dalla crisi nell’ottica di una tutela degli interessi collettivi e di una salvaguardia dei valori fondamentali costituzionali, e senza anteporre gli interessi finanziari a tutto questo, dobbiamo mettere in discussione questa architettura politica che fa sì che il capitale debba essere salvato a tutti i costi e che a pagare debba essere il popolo. Per mettere in discussione questo sistema (ricordiamoci che siamo in un ambito strettamente politico, e anche se molto spesso le questioni vengono ricondotte soltanto a problematiche economiche in realtà è una questione politica, la troika è un organo politico) è necessario anche chiedersi quale è oggi il ruolo che le multinazionali rivestono nell’ambito dell’economia globale. In questi mercati che sono fortemente integrati nel sistema di globalizzazione finanziaria ed economica, l’espansione delle multinazionali ha un impatto politico: attraverso le organizzazioni internazionali infatti abbiamo da un lato dato potere politico al capitale, dall’altro con l’enorme espansione delle multinazionali occorre comprendere fino in fondo l’impatto di queste entità anche sotto il profilo fiscale, e questa è una delle questioni principali. Perché oggi le multinazionali hanno la possibilità di insediarsi in diversi Paesi ed ottenere grandissimi vantaggi fiscali.

Le crisi in un modo o nell’altro portano grandi opportunità di cambiamento. Noi dobbiamo sì cambiare, ma cambiare questo sistema di governo dell’economia e della finanza in senso favorevole alla popolazione, nel rispetto della Costituzione e delle democrazie dei vari Paesi coinvolti. Lasciando tutto così com’è, la situazione non migliorerà.

 

Fonte: http://www.beppegrillo.it/2017/03/programmaesteri_smantellamento_della_troika.html

Rimborsi sisma del ’90 nella Sicilia orientale, nuova interrogazione al Ministro dell’Economia e delle Finanze a prima firma Marialucia Lorefice

Nuova interrogazione al Ministro dell’Economia del M5S, prima firmataria Marialucia Lorefice, in merito ai rimborsi del sisma del ’90

«Abbiamo depositato una nuova interrogazione indirizzata al Ministro dell’Economia e delle Finanze -spiega la deputata Marialucia Lorefice, membro della Commissione Affari Sociali- relativa al mancato rimborso da parte dell’Agenzia delle entrate dei contributi versati negli anni 1990-91-92 dai contribuenti delle province di Catania, Ragusa e Siracusa colpite dal terremoto. Ai contribuenti di queste province fu concessa dapprima la sospensione e, successivamente, la riduzione del pagamento degli adempimenti e dei versamenti tributari e contributivi relativi ai 3 anni (1990-91-92), consentendo loro di pagare solo il 10% di quanto dovuto. La Cassazione -prosegue la Lorefice- ha numerose volte stabilito che coloro che hanno versato interamente la somma hanno diritto al rimborso. Nonostante anche la legge di stabilità del 2015 abbia confermato lo stesso principio tali rimborsi tardano ad arrivare ai contribuenti. Abbiamo presentato più interrogazioni al riguardo senza mai ricevere risposta. Con questa ulteriore interrogazione -conclude la parlamentare-, chiediamo al Ministro dell’Economia e delle Finanze se non intenda intervenire affinché l’Agenzia delle entrate elimini gli ostacoli che a volte sembrano strumentali al non ottenimento da parte dei contribuenti dei rimborsi spettanti di diritto, considerato che tale comportamento non solo si presenta come vessatorio nei confronti di decine di migliaia di contribuenti delle tre province siciliane ma fa anche aumentare notevolmente i costi per lo Stato per spese processuali e legali».

L’addetto stampa Valentina Maci Odg 153453