Il governo Conte dice no al trattato CETA: “Favorisce il falso Made in Italy”

No al trattato CETA. Dopo l’approvazione dell’esecutivo Gentiloni, il governo Conte dice stop all’accordo con il Canada e invita il Parlamento a fare altrettanto

 

No al trattato CETA. Dopo l’approvazione dell’esecutivo Gentiloni, il governo Conte dice stop all’accordo con il Canada e invita il Parlamento a fare altrettanto

Il governo Conte dice no al trattato CETA tra Canada e Unione Europea. Con un’intervista a La Stampa, il neo ministro per le politiche agricole Gian Marco Centinaio, ha dichiarato che la posizione dell’esecutivo è chiaramente contraria a questo e a trattati simili.

L’accordo, lo ricordiamo, prevede l’abolizione dei dazi doganali su una serie di prodotti, alimentari e non. Dazi che secondo le stime superano i 500 milioni l’anno. Prodotti canadesi, quindi, avrebbero via libera nel territorio Ue e viceversa. Il Canada si è impegnato ad aprire il proprio mercato a formaggi, vini e altre bevande alcoliche, così come a prodotti ortofrutticoli e trasformati in Europa.

Il trattato ha destato più di una preoccupazione nei movimenti ambientalisti e non solo. Il timore, fondato, è che il CETA avrebbe ritoccato al ribasso gli standard qualitativi dei prodotti alimentari. Sfavorendo quindi la genuina produzione Made in Italy.

 

Trattato CETA: arriva il no del governo Conte

Il ministro Centinaio è stato molto chiaro:

«Chiederemo al Parlamento di non ratificare quel trattato e gli altri simili, del resto è tutto previsto nel contratto di governo. Non si tratta solo di una posizione dei sovranisti della Lega: i dubbi su questo accordo sono comuni a tanti miei colleghi europei».

Il trattato CETA, secondo il neo ministro, “tutela solo una piccola parte dei nostri prodotti Dop e Igp”. Il timore è che questo tipo di accordi favorisca il cosiddetto “italian sounding”, la pratica cioè di imitare prodotti, denominazioni e marchi, che richiamano a una presunta italianità, ma che sono in realtà prodotti altrove. In parole povere è un falso Made in Italyche si spaccia come autentico.

Fioriscono allora nel mondo il “Tuscan moon”, imitazione del Chianti, ma prodotto in USA. O “Una grande mozzarella” dalla Russia e gli “spaghetti alla napoletana” belgi.

Una pratica truffaldina che, dichiara Centinaio, il nuovo governo “farà di tutto per contrastare”.

L’accordo prevede la protezione di 41 prodotti con denominazione di origine. Bresaola della Valtellina, aceto Balsamico di Modena, Mozzarella di Bufala Campana e Prosciutto di Parma, solo per citare alcuni dei prodotti tutelati.

Peccato che i prodotti con denominazione di origine siano molti di più in Italia, come ricorda lo stesso Mipaaf:

  • 294 prodotti DOP, IGP, STG
  • 523 vini DOCG, DOC, IGT

Non si è fatta attendere la risposta di Bruxelles, favorevole al trattato:

«La Commissione Ue lavora strettamente con gli stati membri per far sì che le politiche commerciali siano mutualmente benefiche: il Consiglio europeo e il G7 con i leader europei hanno confermato l’impegno per questa priorità».

L’iter del trattato CETA: prima il sì del governo Gentiloni, ora lo stop

Il trattato CETA è in realtà già entrato in vigore, a seguito del voto del parlamento europeo del febbraio 2017, ma solo in via provvisoria, a partire dal 21 settembre scorso. Sono però attesi ancora i voti di numerosi parlamenti degli Stati membri dell’Ue, per la ratifica definitiva.

Finora hanno detto il proprio sì 11 Paesi su 28:

  • Danimarca
  • Lettonia
  • Estonia
  • Lituania
  • Malta
  • Spagna
  • Portogallo
  • Croazia
  • Repubblica Ceca
  • Austria
  • Finlandia

Il precedente governo, presieduto da Gentiloni, aveva approvato il ddldi ratifica del trattato, che doveva successivamente passare per il

 

Parlamento. In un primo momento, la commissione Affari Esteri del Senato aveva dato via libera al provvedimento, con il voto favorevole di Pd, Forza Italia e centristi. Poi però il ddl si era arenato: troppo rischiosa la votazione a pochi mesi dalle elezioni.

La palla ora passa al nuovo parlamento che dovrà esprimere il proprio parere sull’accordo.

Il no del governo al CETA: le reazioni

Reazioni positive dal presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo:

«La decisione di non ratificare il trattato di libero scambio con il Canada (Ceta) è una scelta giusta di fronte a un accordo sbagliato e pericoloso per l’Italia contro il quale si è sollevata una vera rivolta popolare. È inaccettabile che il settore agroalimentare sia trattato dall’Unione Europea come merce di scambio negli accordi internazionali senza alcuna considerazione del pesante impatto che ciò comporta sul piano economico, occupazionale e ambientale. All’estero – ricorda Moncalvo – sono falsi più di due prodotti alimentari di tipo italiano su tre».

Il Sole 24 Ore, invece, difende prevedibilmente il trattato CETA:

«Secondo i dati della Fondazione Qualivita, 5 grandi Dop italiane (Parmigiano reggiano, Aceto Balsamico di Modena, Pomodoro San Marzano, Pecorino Romano e Mozzarella di bufala campana) realizzano oltre il 95% dell’export di prodotti di qualità made in Italy in Canada e la stragrande maggioranza delle Dop e Igp medio piccole ha un mercato solo nazionale: viene da chiedersi se l’opposizione ai trattati internazionali sia davvero una misura di tutela del made in Italy e non si riveli invece controproducente».

Diverse le iniziative che da diversi anni si oppongono ad accordi internazionali come il CETA e il TTIP. Qui, è possibile firmare una petizione indirizzata al governo Conte, affinché l’Italia dica no ai due trattati internazionali:

Fonte: https://www.ambientebio.it/societa/governo-conte-no-trattato-ceta/

Incontro tra Corrao e Musumeci domani a Palermo: sul tavolo anche il trattato Ceta

Fonte: http://www.pachinonews.it/incontro-corrao-musumeci-domani-palermo-sul-tavolo-anche-trattato-ceta-cui-pachino-detto-no/

L’europarlamentare dei 5 Stelle ascolterà le proposte che il governo regionale intende mettere sul piatto in tema di crisi del comparto agricolo

L’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Ignazio Corrao incontrerà domani a Palermo il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci per ascoltare le proposte che il governo regionale intende mettere sul piatto in tema di crisi del comparto agricolo.

Ho già dato la mia personale disponibilità al presidente Musumeci – spiega Corrao – a collaborare per il bene del comparto. Dall’analisi della delibera dello Stato di Crisi per il settore, predisposta dalla Regione Siciliana, emerge però che la crisi del comparto è ascrivibile solamente all’ingresso dei prodotti stranieri in Italia. Come si sa, quelle sulla trasparenza e sui controlli alle frontiere, sono battaglie che il Movimento 5 Stelle sta portando in Europa sin dall’insediamento, ma quella delibera di Giunta è a mio avviso ancora poco completa. Servono proposte immediatamente applicabili per risolvere una crisi contingente e serve l’impegno degli attori istituzionali a livello regionale e nazionale per una riforma strutturale. Ho messo nero su bianco una serie di spunti immediatamente applicabili se Musumeci avrà volontà politica di metterli in pratica. Il Psr, ad esempio, deve dare risposte al piccolo agricoltore che vuole comprare il trattore e fare risparmio energetico, non deve essere uno strumento utile solo per la grande azienda o il grosso consorzio. La Regione Siciliana, deve snellire la propria struttura burocratica e rendere la macchina razionale ed efficiente“.

Il Comune di Pachino di recente si è schierato affianco a Coldiretti per dire no alla ratifica del Ceta, l’accordo di libero scambio tra Europa e Canada. La Giunta municipale ha quindi deliberato di approvare l’iniziativa proposta da Coldiretti condividendo l’azione intrapresa dallaFederazione, finalizzata a non far ratificare all’Italia il trattato Ceta che penalizza le imprese agricole nazionali e non tutela la salute dei consumatori e di impegnarsi a intraprendere ogni iniziativa nelle competenti sedi, per arrestare il processo di ratifica dell’accordo Ceta e ad adottare ogni atto necessario a ostacolare l’applicazione del trattato.

Il Movimento 5 Stelle in Europa ha fatto della tutela del made – conclude Corrao – In una battaglia vitale: Dal voto contrario al Ceta alla guerra contro l’ingresso di olio tunisino senza dazi. A livello europeo spero anche tutti i miei colleghi siciliani vogliano fare fronte comune con queste proposte. Se vogliono il bene del proprio territorio dovranno non solo votare in dissenso rispetto ai loro gruppi politici ma dimostrare di potere incidere sulle scelte di questi gruppi, che come sappiamo, hanno prodotto normative che vanno contro il made-In. Devo dire che sino ad oggi così non è stato, ma occorre metterci una pietra sopra, tirare una linea e provare a ricominciare. Noi abbiamo già pronta una relazione che spero condividano i miei colleghi a Bruxelles”.

5 aprile 2018